Se lo riconoscete probabilmente sapete già tutto di Tom Ford, se non lo avete riconosciuto benvenuti nella mente di un genio: in questo post cercherò di raccontarvi di lui a modo mio.
Tom Ford arriva a Gucci nel 1990, con lui vede la luce la prima linea di abbigliamento donna ma presto accetta la sfida di
risollevare l’intera immagine dell’azienda di cui nel 1994 diventa Creative
Director.
Il suo approdo a Gucci sembra il punto di svolta di un
romanzo di formazione: era partito dalla periferia di Austin (dove è nato nel
1961) per arrivare a New York dove, dopo essersi laureato in architettura,
aveva vissuto negli ambienti della Pop Art di Andy Warhol frequentando lo
Studio 54 per poi lavorare da Perry Ellis per Marc Jacobs.
L’espressione che può descrivere la strategia di rilancio
dell’immagine di Gucci scelta da Tom Ford è compromesso
creativo: investe sugli accessori che sono il prodotto più accessibile e sfrutta l’imprinting dato dal “loop” delle famose cinture con la stampa del
logo a ripetizione (che tuttavia non erano una novità per la maison). Infine si concentra sulle campagne pubblicitarie che
consacrano definitivamente il rilancio di Gucci.
La chiave di svolta della direzione di Tom Ford sul marchio
Gucci è la collaborazione con Carine Roitfeld, allora direttrice di Vogue
Paris, e con i più grandi fotografi di quel periodo: Mario Testino, Helmut Newton, Richard Avedon, Herb Ritts, Steven Meisel.
Per me è impossibile descrivervi a parole il mix micidiale di questo lavoro di squadra e dato che si basa tutto sulla forza espressiva dell’immagine vi riporto le immagini stesse che vi faranno fare un giro imperdibile sulla giostra del genio di Tom Ford:
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| Tom Ford e Carine Roitfeld al "2010 amfAR's Cinema Against AIDS" |
Per me è impossibile descrivervi a parole il mix micidiale di questo lavoro di squadra e dato che si basa tutto sulla forza espressiva dell’immagine vi riporto le immagini stesse che vi faranno fare un giro imperdibile sulla giostra del genio di Tom Ford:
Il team creativo
TomFord-CarineRoitfel intorno al quale satellitavano fotografi eccezionali non
è l’unica ragione di tale esplosivo successo. In realtà a parare le spalle alla Genialità c’era Domenico De Sole: l’amministratore delegato di Gucci che aveva
scelto di socializzare con l'holding araba che acquisisce l’intero pacchetto
dell’azienda nel 1993.
Tom Ford e
Domenico De Sole diventano la mente e il braccio di Gucci nella rinconquista
del mondo della moda.
Niente può
rappresentare meglio di questo scatto della dirompente campagna Gucci del 2003 il mix di tradizione e innovazione, di lusso e omologazione, di trasgressione e
compromesso della strategia di immagine di Tom Ford:
Soltanto che per
capire il Tom Ford di oggi e fantasticare su quello di domani è necessario
guardare l’immagine al contrario, o come una pellicola fotografica in negativo,
o comunque invertire i termini dell’interpretazione della moda: il compromesso
creativo non è più la chiave, ora l’unica chiave è la negazione del
compromesso:
Ma questa è un’altra
storia, la storia del Tom Ford di oggi e della sua ricerca di un percorso alternativo, di una strada diversa per un pubblico che non vuole essere omologato nel giro di pochi secondi (fonte: Franca Sozzani, Il blog del direttore, vogue.it, 21.2.2011) e, se vorrete e probabilmente anche se non vorrete, ve la racconterò in uno dei prossimi post.
Nel frattempo... tomfordizzatevi!
Nel frattempo... tomfordizzatevi!











